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mixed
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Games Scores
Jan 6, 2022
Dyna Bomb6
Jan 6, 2022
Dyna Bomb è un titolo che ci catapulterà direttamente negli anni 80. La 7 Raven Studios ha pubblicato per Pc e Nintendo Switch un gioco dalle atmosfere retro, con tanti mostri da distruggere ed una sfida a tempo perenne. Il titolo è privo di trama. Interpreteremo i panni di due ragazzi che, attrezzati coi loro jetpack e le loro bombe, dovranno superare i vari livelli cercando di distruggere quanti più nemici possibili. Aprendo il gioco ci renderemo subito conto della grafica vecchio stampo; tra il pulsante play e quello con la slot machine non ci resta altro che iniziare a giocare. In totale ci saranno 8 mondi per un totale di 64 livelli, completando al 100% le varie sfide proposte se ne sbloccheranno altri di bonus, fino ad 8 aggiuntivi. Ogni mondo è differenziato da delle caratteristiche grafiche differenti, partiremo da una foresta ed attraverseremo numerosi cambi di scenario. In ogni livello ci saranno dei diamanti, con colori differenti, ogni colore avrà una valuta differente; questi diamanti ci serviranno per acquistare dei potenziamenti. Potremmo anche girare una “ruota” che ci restituirà dei bonus momentanei. Ci scontreremo con vari robot e dovremmo utilizzare le nostre bombe, potremo distruggerli con un solo colpo, fatta eccezione delle torrette. A inizio partita avremo a disposizione solo tre esplosivi, dovremo cercare gli altri in scatole sparse in giro. C’è una cosa fondamentale che bisogna trovare in ogni livello, ovvero una chiave a forma di croce egizia, che ci farà aprire una porta magica che ci sbloccherà l’ambiente successivo. Le ultime cose che troveremo nel gioco saranno delle stelle, di numero mutabile, che non influenzeranno il gioco tranne che per una cosa che spiegheremo successivamente. Oltre ai robot ci saranno degli ostacoli che ci daranno fastidio, ci rallenteranno e non saranno distruttibili; spuntoni che appaio e scompaiono, campi elettrici che ci fulmineranno, ruote appuntite che faranno avanti e indietro. Essi serviranno a farci perdere tempo mentre esso scorre, se non si supera il livello entro lo scadere perderemo e ricominceremo da zero. Ogni volta che si perderà per qualsiasi motivo percorreremo da capo il tragitto. Per sbloccare i livelli bonus bisogna rispettare 4 criteri su tutti quelli presenti nel mondo: il primo è quello di raccogliere tutte le stelle presenti nei livelli, il secondo è distruggere tutti i mostri, il terzo è raccogliere tutte le gemme ed infine quello di non acquistare la seconda possibilità per riprendere il gioco dove si ha perso. Infatti l’unica occasione che ci darà il gioco per avere un checkpoint momentaneo sarà tramite uno scambio con 500 gemme. La quantità di monete che avremo a disposizione non sarà un vero e proprio problema, giocando bene e completando tutti i livelli con tutti i bonus già a metà gioco ne avremo circa 10.000. La grafica del gioco, come si è detto precedentemente, è in stile cabinato anni 80/90. I disegni sono ben disegnati e le dinamiche di gioco sono molto fluide, altrettanto le animazioni. Una pecca alla grafica che ci sentiamo di annoverare sono i pulsanti iniziali e il menù, essi infatti sono poco elaborati e si vede che sono facilmente riconducibili ad un altro titolo della casa, anch’esso recensito su questo sito, Ghost Sweeper. Il comparto sonoro è formato da colonne molto semplici, anche loro sono ispirati ai vecchi titoli, se si suppone che sia, sono ottime per il genere. Ma bisogna specificare che non sono fluidificate bene tra un menu e un altro. Ogni mondo avrà la sua canzoncina di sottofondo ed ogni mossa che verrà fatta avrà il suo FSX personalizzato. La localizzazione è presente in italiano ma non si potrà cambiare dalle impostazioni di gioco.
Nintendo Switch
Jan 1, 2022
The Crackpet Show8
Jan 1, 2022
Il Team di Vixa Games ha raggiunto traguardi sensazionali, portandosi a casa il premio di Premium Indie Games Developer. La casa di produzione non vanta di certo un’esperienza decennale nel settore, eppure attraverso The Crackpet Show hanno sicuramente centrato il bersaglio, realizzando un gioco divertente, irriverente e frenetico. The Crackpet Show è un rogue-lite in stile shoot ‘em up che riprende per moltissime caratteristiche lo spirito di The Binding of Isaac ma che aggiunge elementi al di sopra di qualsiasi aspettativa per un titolo indie e prodotto con non troppe risorse. L’incipit è raccontato attraverso la voce di un narratore che ben riprende l’aura di un reality show (o di un evento sportivo): tono squillante, battute sagaci e un perfido senso dell’umorismo sono le parole d’ordine dell’intera produzione. Il Crackpet Show nient’altro è che uno show televisivo di matrice piuttosto violenta. Diversi animali (**** che potremmo scegliere in un roster) competono in una battaglia all’ultimo sangue dove dovranno disintegrare orde di temibilissimi nemici prima di giungere al boss finale. Il punto di forza del titolo è sicuramente la grandissima varietà di armi che potremmo utilizzare. Quest’ultime potranno essere cambiate ogni volta che ci verrà data l’occasione di farlo, solitamente alla fine di livelli speciali o attraverso la compravendita nel bazar del gioco (una sorta di punto di ristoro prima di affrontare il boss finale). Gli stili di gioco, pertanto, sono pressoché infiniti. Avremo pistole automatiche, semiautomatiche, pistole elettriche, fucili, armi corpo a corpo: ognuna di queste avrà un moveset unico, grandissimo elogio ad un lavoro condotto magistralmente. Il comparto di personalizzazione permette di aggiungere i cosiddetti “perk” alle nostre armi, e una serie di abilità passive che potremmo sbloccare in un albero di crescita del **** stesso. La differenza sostanziale tra queste due meccaniche è che gli upgrade alle armi sono confinati all’arma stessa, ed una volta cambiata quest’ultima non avrà più tali caratteristiche.Curare invece l’albero di abilità passive del **** renderà possibile il potenziamento di quest’ultimo nell’avanzare del titolo: una maggiore resistenza ai colpi, un maggiore sprint, la possibilità di equipaggiare armi sempre più diverse e così via. Ci è sembrata una scelta logica poiché, attraverso la sopravvivenza all’interno dello show, è normale che il nostro **** diventi via via più esperto e sicuro di sé. Immancabili i consumabili, oggetti che solitamente potremmo lanciare contro gli avversari per generare danni extra. Utilissimi sicuramente anche dei totem che andranno ad assorbire i danni al posto nostro dandoci così un attimo di tregua. Ogni livello ha un funzionamento piuttosto simile: dovremmo sbarazzarci di orde di avversari e farci largo all’interno di una sorta di scacchiera in cui potremmo decidere la direzione. Alla fine di tutti i livelli (che includono anche livelli speciali finalizzati all’ottenimento di armi speciali) dovremmo affrontare il boss della zona in questione. I combattimenti prima di questo non rappresenteranno un pericolo così gravoso, contrariamente ai boss che oltre ad avere un moveset speciale avranno a disposizione un numero elevatissimo di HP ed una sequenza di attacchi temibilissimi che ci condurranno al game over facilmente. Ed a proposito di game over, nel caso in cui dovessimo morire verremo catapultati alla schermata di titolo: a questo punto non ci toccherà fare altro che ricominciare tutto. Si tratta di una scelta drastica ma non del tutto punitiva. Difficilmente ci si annoierà a ripetere gli stessi livelli (anche perché questi sono generati casualmente assieme all’escamotage della scacchiera), poiché ogni volta ci verrà dato un potenziamento diverso. Il gameplay è piuttosto semplice ed intuitivo. Il nostro **** potrà schivare, muoversi o sparare. Sparando non potremmo muoverci e dunque diventeremo vulnerabili agli attacchi degli avversari. I vari scenari sono finemente curati: la decadenza morale dei presupposti del reality show all’ultimo sangue sono perfettamente proiettati nelle paludi che circondano l’arena, negli spuntoni che infilzeranno i nostri avversari ma soprattutto dalle enormi fosse che potremmo schivare soltanto **** conduzione artistica di The Crackpet Show è un omaggio allo stile caricaturale ed un’esaltazione senza precedenti di un animo irriverente, ironico e anche un po’ satirico. I colori sono piuttosto vividi, alternati da effetti sonori che hanno anche una “forma” presentandosi a schermo di tanto in tanto. Anche i modelli dei **** sono tutti diversificati tra loro e resi unici da una cura profonda infusa dai membri del team in ogni singolo aspetto del gioco: The Crackpet Show rientra facilmente tra i giochi indie migliori di questo fine 2021, e non solo.
PC
Dec 16, 2021
Alchemist Simulator6
Dec 16, 2021
Polyslash, casa di videogiochi polacca, ha pubblicato il 23 ottobre 2020 su Microsoft Windows (riadattandolo per Nintendo Switch l’11 marzo 2021 ed infine il 10 novembre 2020 su Xbox) Alchemist simulator. Si tratta di un simulatore in prima persona che avrà come obiettivo quello di mescolare vari elementi per ottenere pozioni. Vestiremo i panni di un ragazzo che ha ottenuto, tramite il nonno, una raccomandazione per avere la licenza da alchimista. Dovremmo dunque dimostrare la nostra bravura tramite ingaggi quotidiani. Aprendo il gioco ci troveremo direttamente alla casa del nonno, anche lui alchimista. Quest’ultimo è partito per una spedizione e ci ha affidato la cura della sua casa ed alcuni incarichi che dovremmo svolgere. Verremo accolti da una pantegana che scopriremo essere l’assistente di nostro nonno. Ci aiuterà in svariati modi, dal tutorial alla vendita delle pozioni. La casa è a due piani e di dimensioni contenute. L’assistente che conosceremo nelle prime battute di gioco ci porterà poi ad una cassetta delle lettere al centro della porta di ingresso dove verranno messe le nostre missioni, sebbene sia possibile trovare le missioni anche in altri luoghi della casa. Qui troveremo la prima lettera, scritta dal nonno. In questa lettera il nonno ci spiegherà che è dispiaciuto di non averci potuto incontrare poiché doveva partire urgentemente per Londra. Ci comunicherà anche che il nostro primo incarico è in realtà uno di quelli che ha lasciato in sospeso. Una volta accettato l’incarico, l’assistente ci farà andare vicino l’almanacco per spiegarci com’è suddiviso. La prima parte ci farà vedere il nostro livello di popolarità, ogni volta che porteremo al termine una missione questo aumenterà. La seconda, invece, ci farà vedere le catene di incantesimi. La successiva ci permetterà di potenziare gli strumenti. La quarta parte ci mostra le varie ricette. Nell’ultima vedremo che i vari oggetti, tutti acquistabili con la moneta di gioco, potranno essere scomposti per poter usufruire delle loro caratteristiche. Una volta finita la spiegazione del libro, compreremo due oggetti che ci serviranno per poter finire la missione accettata. Una volta entrati nel laboratorio ci verrà fornito un tutorial per comprendere l’utilità degli strumenti da alchimista. Questi sono 5: il tagliere, il mortaio, l’essiccatore, l’aspirapolvere e lo spremiagrumi. Ne verranno sbloccati altri con l’aumento della popolarità. Verremo guidati in ogni singolo passaggio sempre dalla nostra assistente che ci illustrerà come modificare gli ingredienti e così via. Una volta finito la pozione, dopo un processo basilare, la dovremo portare alla nostra assistente, che ci darà la possibilità di venderla o di mandarla all’acquirente, con questo si capisce che si può anche guadagnare del denaro senza dover contare sulle commissioni. Però non ci verrà detto l’effettivo guadagno vendendola normalmente. Ogni missione ha un tempo limite, nel gioco è presente il ciclo giorno-notte, con il protagonista che andrà a dormire non appena la notte sopraggiunge. Una volta finito il primo incarico dovremmo già vedercela da soli con i successivi. Il titolo premia molto la memoria, infatti se si riescono a memorizzare le varie **** quest’ultimo risulterà più gestibile e sicuramente facilitato. Potremmo visualizzare anche un comodissimo poster, messo sopra il tavolo di lavoro, in esso ci verranno raffigurate le varie catene, come nell’almanacco. Una problematica che è stata riscontrata è la difficoltà con cui gli oggetti vengono selezionati. Il cursore è di dimensioni molto ridotte ed il team di sviluppo non ha saputo gestire al meglio le hitbox (anche queste di dimensioni molto piccole), potremmo aver bisogno di un paio di tentativi per selezionarli. Fate attenzione durante la notte, alcuni oggetti potranno essere rubati, anche se rifiniti o se si trovano negli strumenti. La grafica è molto gradevole all’occhio, molto basilare ma ben fatta. Il mondo ha uno stile prettamente medievale difatti tutti gli elementi (dagli oggetti agli NPC) rispecchiano fedelmente l’epoca. Nota di demerito, tuttavia, per la presenza di animazioni molto macchinose e frutto di una realizzazione tecnica non troppo ispirata. Sul versante della localizzazione, non è presente l’italiano, dunque il titolo diventa direttamente inaccessibile per coloro che non masticano almeno l’inglese. Il comparto sonoro è molto semplificato, ridotto all’osso, e vittima di ripetitività. Il motivetto di sottofondo sarà lo stesso per tutta la durata della partita, creando un loop sonoro non gradevole da ascoltare.
Xbox One
Dec 16, 2021
Greak: Memories of Azur8
Dec 16, 2021
Con l’arrivo della stagione degli Steam Awards, diversi titoli da sviluppatori indipendenti hanno l’occasione di brillare sotto i riflettori – e alcuni di questi brillano eccome! Greak: Memories of Azur è una piccola gemma dedicata agli amanti dei metroidvania, che combina atmosfere fiabesche, ambientazioni affascinanti e una storia classicamente fantasy di scontri tra mostri ed eroi. La Navegante Entertainment ci prende per mano e ci accompagna quindi in un viaggio memorabile nei panni di Greak, l’intrepido spadaccino protagonista, e i suoi due fratelli Adara e Raydel. Insieme dovranno affrontare la Piaga e gli Urlag, invasori spietati che hanno costretto alla fuga il pacifico e prospero popolo dei Courine, e riportare l’ordine e la quiete su Azur. Il mondo di gioco è estremamente dettagliato, più di quanto ci si potrebbe aspettare dal primo titolo di una casa indipendente. Gli sfondi, i **** e le animazioni sono curatissimi, tutti disegnati a mano con uno stile inconfondibile. Il titolo potrebbe ricordare Child of Light nella scelta delle tonalità pastello e dei contrasti tra ambienti luminosi e bui. Ogni **** secondario ha design e animazioni unici che danno spessore e carattere anche alle semplici comparse. Anche la colonna sonora del gioco è accattivante e molto azzeccata, e insieme agli effetti sonori ben bilanciati contribuisce all’immersione completa nell’ambientazione. Il gioco dispone di localizzazione in numerose lingue, tra cui l’italiano, per permettere anche a chi non ama giocare in inglese di apprezzare gli sviluppi di trama e i dialoghi con i ****. Sebbene la trama principale sia abbastanza lineare e non spicchi per l’estrema originalità, il gioco è ricco di missioni secondarie, esplorazione facoltativa e obiettivi opzionali che permettono ai più curiosi di scoprire informazioni aggiuntive sul mondo, sulla sua storia e sui suoi abitanti; il giocatore ha a disposizione un diario in cui vengono appuntate le quest ogni volta che se ne accetta una. Inoltre, ogni area presenta una mappa associata che permette di orientarsi facilmente anche in ambienti nuovi. Il sistema di gioco è forse la scelta più ambiziosa dello studio, poiché il giocatore avrà il controllo, una volta riuniti i tre fratelli, di tutti i protagonisti contemporaneamente. Sarà possibile muoversi in maniera sincronizzata oppure selezionarne uno alla volta, approfittando delle abilità specifiche di ognuno per superare puzzle ed enigmi e progredire nell’esplorazione. Ai veterani potrebbe ricordare Trine, ma l’approccio è comunque abbastanza diverso da potersi considerare originale. Greak ha a disposizione il doppio salto, nuotare e trattenere il respiro per un po’. Raydel è l’unico a disporre di uno scudo per assorbire i colpi, è il più forte dei tre, ma non è in grado di nuotare. Adara sfrutta i suoi poteri magici per fluttuare e può trattenere il respiro più a lungo di Greak; per di più utilizza proiettili di energia illimitati per colpire dalla distanza. Le componenti di platforming e puzzle ambientali sono quindi ben pensate dalla Navegante, e integrate fluidamente nell’esperienza di gioco. Le bossfight sono svolte da tutti e tre i **** contemporaneamente, ma se il micromanagement risulta tedioso durante le battaglie più complesse, gli sviluppatori hanno aggiunto la possibilità di rendere invulnerabili i **** che non sono sotto il controllo diretto del giocatore, in modo da evitare sconfitte di natura puramente meccanica. I tre protagonisti, infatti, falliscono la loro missione anche se solo uno dei tre muore.
PC
Dec 16, 2021
10 Second Ninja X8
Dec 16, 2021
La storia principale è formata da 60 livelli, ogni livello ha un timer di 10 secondi per essere completato. In questo lasso di tempo dovremo distruggere tutti i robot presenti in esso: si tratta dell’unico modo per avanzare e guadagnare stelle. Più velocemente finiremo il livello più stelle acquisiremo, fino ad un massimo di 3. Queste ci serviranno per sbloccare i livelli successivi. Per distruggere i vari robot useremo una katana o, per ogni livello, potremmo usare un massimo di tre stelle ninja, che potranno eliminare anche più robot contemporaneamente. Avanzando nel gioco i nemici cambieranno asset. Troveremo infatti anche robot con un’armatura o capaci di assorbire le nostre stelle ninja. Ci saranno anche degli interruttori per spostare dei blocchi rossi e blu, o blocchi che cadranno al nostro passaggio. Una volta finiti i primi 60 livelli potremmo affrontarne altri 40, trasposti però del primo capitolo. Sono varie le impostazioni che potremo modificare, dal suono alla luminosità. Potremo anche cambiare la velocità del gioco rendendolo più lento. Una volta avviato il titolo verremo catapultati nel tutorial: qui ci verranno spiegati i vari pulsanti per il combattimento o per il salto. Dopo averli superati incontreremo il capitano che ci trasporterà sulla nave. Su questa, nella stanza principale, ci saranno 6 televisori a tubo catodico (ciascuno dei quali contenente dieci livelli), uno schermo gigante e tre porte. Nella parte inferiore della stanza troveremo invece le tre porte. Una ci porterà alla poppa della nave dove incontreremo altri due **** ed altre due porte. In una di queste troveremo un mini-gioco che, premiando la memoria, ci permetterà di guadagnare delle monete che si potranno usare per ottenere un suggerimento nei vari livelli. In quella centrale potremo entrarci solo quando finiremo i primi 60 livelli. Saranno sbloccabili anche vari costumi (otto diversi) e alcuni cambieranno anche il **** giocabile. Potremmo cambiare l’abbigliamento andando nella porta a sinistra. Gli esploratori acuti noteranno che ci sono alcune stanze nascoste che ci serviranno a trovare dei pezzi di un disco. Esso poi ci permetterà di fare un altro mini-gioco in cui guideremo una suora che dovrà uccidere degli zombie a suon di pugni. Una gradita aggiunta è la presenza in ciascun livello di una classifica dove confronteremo i nostri risultati con quelli di altri giocatori spingendoci a migliorare il nostro punteggio. 10 Second Ninja X è un platform che ricorda la grafica di giochi ben più celebri come l’intramontabile Super Mario, molto gradevole alla vista e poco confusionaria grazie alla sua semplicità. Anche i **** sono molto semplici (ma arricchiti da dialoghi molto divertenti) e dal design curato. Sul versante della localizzazione non è presente la lingua italiana, ma i dialoghi sono molto semplici così da rendere il titolo fruibile anche dai non anglofoni. Per proseguire col dialogo ci verrà chiesto di premere il pulsante X permettendo così di tradurre con calma ogni parola. Oltre all’inglese troveremo anche il tedesco, francese, spagnolo e russo: un vero peccato che non sia stato incluso anche l’italiano. La colonna sonora non è sicuramente incisiva, ma offre dei pezzi che si prestano benissimo all’atmosfera veloce e dinamica del gioco, scandendo il ritmo che il giocatore dovrà tenere per poter superare tutti i livelli. 10 Second Ninja X è presente su svariati store. Sia su quello Microsoft, Steam e PS sarà acquistabile al prezzo di 9.99€. Su quello Nintendo invece a 15€.
PlayStation 4
Dec 16, 2021
Word Forward7
Dec 16, 2021
Word Forward è un titolo rompicapo in uscita il 3 Dicembre sul Nintendo eShop. Si tratta di un prodotto consigliato soprattutto agli amanti dei giochi brain training, e dunque facente parte di quella categoria che riesce ad unire sia una certa nicchia di utenti che la quasi totalità del pubblico casual desideroso di cimentarsi in un puzzle game più complesso. Word Forward fa della semplicità la sua arma vincente ed indubbiamente il suo punto di forza: lo si può chiaramente evincere dallo stile grafico semplificato e dal layout in palette chiara, ma anche dai pochi ma incisivi suggerimenti che il gioco ci proporrà a schermo. Il titolo si presta perfettamente sulla console di casa Nintendo grazie non solo alla sua portabilità, ma soprattutto al touchscreen intuitivo che consentirà sessioni più lunghe, fluide ed intuitive. Word Forward non è solo un titolo rompicapo, ma anche un gioco dalla fortissima presenza educativa: l’allenamento cerebrale viene solo dopo quello motorio-cinestetico, in un connubio conoscitivo di altissimo livello frutto di uno studio approfondito da parte del team di sviluppo. Con una massiccia presenza di oltre 500 puzzle, lo scopo principale di Word Forward non è quello di comporre la parola più lunga ma di eliminare quante più tessere possibili dal tabellone di gioco, realizzando parole di senso compiuto che siano almeno composte da tre lettere: è sicuramente più facile a dirsi che a farsi, poiché sarà impossibile unire lettere diametralmente opposte e spesso ci capiterà di poter muovere le tessere solo in una certa direzione. Quest’ultime infatti, di natura particolare, saranno come degli ostacoli posti appositamente sul nostro cammino per complicare ulteriormente il gioco. Ma non preoccupatevi: Word Forward non è un titolo punitivo, non vuole essere frustrante ma anzi, vuole invitare al pensiero critico e razionale e soprattutto a sviluppare una forte componente strategica nella mente dei giocatori. Come dichiarato dagli stessi sviluppatori, infatti, Word Forward non punta alla creazione della parola più ricercata o arguta, ma piuttosto predisporre il giocatore a pensare prima che ad agire. Word Forward è un titolo da giocare durante una pausa stressante dal lavoro, o durante il nostro meritato relax. La sua interfaccia grafica chiara restituisce una sensazione di profonda serenità al giocatore. Gli sviluppatori hanno saputo anche giocare perfettamente con gli effetti sonori, composti da rumori precisi e chiari e non fastidiosi. La musica, presente solo in alcune fasi, è bassa e non minaccia la concentrazione del giocatore che anzi non si renderà conto del passare del tempo. Il titolo favorisce, infatti, la concentrazione e l’isolamento del giocatore dalla realtà agendo sulla riduzione dello stress. Word Forward presenta all’utente anche degli strumenti utili al superamento del livello. Si tratta di abilità che potremmo utilizzare solo un numero limitato di volte. Utilizzando infatti un gettone inversione sarà possibile invertire due delle lettere presenti sul tabellone di gioco, o ancora sarà possibile mescolare le lettere sulla griglia per sostituirle con lettere nuove quando non vi sono altre possibilità di creazione di nuove parole. Interessante aggiunta a livello di gameplay la possibilità di usare una tessera bomba in grado di eliminare completamente una lettera: si tratta di una manovra rischiosa, poiché la disposizione delle tessere non è certamente casuale. Nota dolente del titolo è l’assenza della localizzazione in italiano. Trattandosi principalmente di un titolo che fa della conoscenza della lingua la sua parte fondamentale è impossibile per chi non mastica inglese superare anche solo il primo livello. Potrebbe, d’altro canto, essere un ottimo allenamento per coloro che desiderano apprendere il funzionamento della lingua.
Nintendo Switch
Dec 16, 2021
Before We Leave7
Dec 16, 2021
Before We Leave è un city builder/4X dalle premesse semplici: fai fiorire la tua civiltà superando le avversità e senza rovinare irrimediabilmente il pianeta su cui stai costruendo. Diversi anni dopo una misteriosa “calamità,” i tuoi sudditi (definiti amichevolmente “Peeps“) emergono dal loro rifugio nel sottosuolo e si affidano alle tue capaci mani per ricominciare a vivere in superficie. Quella che ci si è presentata è stata un’esperienza fluida e priva di bug o problemi di software, che ormai è sempre più rara ma certamente non meno apprezzata. Sia su PC che su XBOX, i Balancing Monkey Games hanno ottenuto ottimi risultati. Il gameplay è molto intuitivo e si concentra soprattutto sulla raccolta di risorse, disposte su isole generate casualmente all’inizio di ogni scenario. Non esistono scontri sanguinosi, espansioni militaresche e brutali conquiste: tutte le difficoltà dovranno essere superate in maniera pacifica, gestendo sapientemente le risorse limitate a disposizione per creare una società autosufficiente che possa far fronte al ritorno della minaccia. Il gioco dispone di una campagna abbastanza impegnativa (in cui la “calamità” è in realtà ancora in agguato) e di scenari liberi che stabiliscono degli obiettivi meno articolati da raggiungere. La società partirà da un livello tecnologico basilare (con pozzi, fattorie e alloggi semplici), ma potrà progredire fino all’esplorazione di pianeti limitrofi (ottima fonte di risorse aggiuntive), con tutto ciò che sta nel mezzo. Non tutti i pianeti dispongono delle stesse risorse, però: la difficoltà sta appunto nel bilanciare ogni insediamento in modo che possa provvedere sia al proprio fabbisogno che a quello della colonia, e viceversa, creando una catena interconnessa di pianeti che si supportano a vicenda. È anche necessario fare attenzione alla soddisfazione dei Peeps: un basso livello di felicità può avere conseguenze disastrose sulla prosperità di un pianeta. Bisognerà fornir loro cibo, acqua e vestiti, ma anche apparecchiature elettroniche e tutti i comfort che ci si aspetti di avere in una società più progredita. Risolvere i problemi di gestione delle risorse e della produzione può essere alle volte frustrante, ma la risoluzione delle crisi è estremamente soddisfacente. Before We Leave ricorda aggressivamente di essere un gioco nella grafica e nell’estetica. Più che affidarsi al freddo realismo, infatti, il titolo presenta i suoi edifici e i suoi pianeti come se fossero davvero dei giocattoli. Anche i Peeps sembrano dei pupazzetti, sia nell’aspetto che nel modo di muoversi, e la musica riflette il grado di prosperità del pianeta su cui si sta costruendo – laddove gli abitanti sono tristi o demoralizzati, sarà addirittura assente, sostituita dal suono monotono e deprimente degli attrezzi da lavoro. Il punto debole più notevole del gioco è sicuramente la lunghezza delle partite. Ogni scenario è infatti parecchio lungo, e ciò non costituirebbe un problema se non fosse per la ripetitività delle attività da svolgere. Raccolta, **** e distribuzione delle risorse sono processi che restano pressoché identici per tutta la durata della partita, e anche se il processo tecnologico e la minaccia finale a cui far fronte tengono alto l’interesse, non è troppo difficile annoiarsi. La logistica del gioco è però ben rifinita e funziona come un meccanismo ben oliato, quindi superare la sensazione di monotonia porta a ottimi risultati.
PC
Nov 16, 2021
Dark Crypt7
Nov 16, 2021
Dark Crypt è un dungeon crawler dalle atmosfere fortemente cupe e ricco di elementi puzzle. Introduce inoltre un sistema a turni molto particolare e divertente, considerabile il vero fulcro del titolo. Le premesse sono molto semplici: vestiremo i panni di un esploratore che è alla ricerca di un male antico nascosto, apparentemente, all’interno di una cripta. Quest’ultimo, una volta risvegliato, ridurrà la Terra in uno stato di oscurità perpetua: il nostro obiettivo è prevenire che ciò accada. La storia è raccontata attraverso brevi messaggi a schermo, ma soprattutto attraverso i pensieri del protagonista che (come si fa con un diario) ci aggiornerà man mano che avanzeremo nei vari livelli. Sebbene non si possa parlare di un’effettiva caratterizzazione poiché si limita ad essere molto superficiale, è comunque un elemento da apprezzare poiché solitamente per titoli dello stesso genere la componente narrativa è praticamente assente o presentata solo attraverso incipit. Il gameplay è molto lineare, facile da apprendere ma difficile da gestire, in modo tale che il livello di sfida non vada a diminuire ma anzi ad aumentare nel proseguire dell’avventura. Il fine ultimo in ogni livello è quello di raggiungere l’uscita: ad ogni movimento del nostro ****, tuttavia, risponderà un movimento degli avversari. Se dovessimo entrare nel “campo visivo” dei mob sopraggiungerà il game over. Dovremo dunque cercare di uscirne indenni e con il minor numero di mosse possibili, di conseguenza assumerà un ruolo centrale la pianificazione iniziale (nel pieno rispetto del genere puzzle). Per fortuna il gioco ci permetterà di tornare indietro sui nostri passi o di ricominciare da zero. Sarà difficile abituarsi alla complessità delle previsioni di ogni livello, soprattutto perché tolti i mostri iniziali (scheletri in grado di guardare solo in due direzioni) ce ne saranno altri capaci di muoversi con noi o di guardare in tutte e quattro le direzioni. Dark Crypt è un gioco che ci sentiamo di consigliare a tutti gli amanti del genere dungeon crawler, e soprattutto a coloro che hanno apprezzato Crypt of the NecroDancer. Il titolo presenta una profondità di gameplay ben pensata, ed è dunque consigliato sia ai neofiti che agli esperti del genere.
PC
Nov 14, 2021
Marvel's Guardians of the Galaxy8
Nov 14, 2021
Marvel’s Guadians of the Galaxy è la vera sorpresa di fine 2021, da annoverare tra i migliori tie-in in circolazione, con una sceneggiatura che trasuda tantissimo amore e rispetto non solo per i Guardiani, ma per l’intero universo cosmico della Marvel. Un progetto insperato e che prova a ravvivare l’interesse nelle produzioni su licenza di Square Enix dopo il mezzo passo falso di Marvel’s Avengers, tuttavia non possiamo parlare di eccellenza a causa di un gameplay action poco profondo, ripetitivo e scandito male in termini di progressione.
PlayStation 5
Nov 10, 2021
Crash Bandicoot 4: It's About Time9
Nov 10, 2021
Dopo averci deliziato lo scorso anno, sorprendendo i fan vecchi e nuovi con l’ottimo Crash Bandicoot 4: It’s About Time, Activision e Toys for Bob portano la nuova **** del marsupiale più amato dei videogiochi anche sulle console di nuova generazione, PlayStation 5 e Xbox Series X|S. Al gioco originale abbiamo dedicato una corposa recensione che trovate già sulle nostre pagine, quindi in questo speciale/recensione ci dedicheremo proprio alla versione di nuova generazione del platform, arrivata sul mercato qualche settimana fa. Nello specifico il publisher ci ha fornito un codice per Xbox Series X che ci ha permesso di saggiare tutte le diverse migliorie apportate a codice originale per sfruttare al meglio i nuovi hardware. Su Xbox Series X anche Crash Bandicoot 4 si avvale della funzione di Smart Delivery, che permette di aggiornare la versione Xbox One del gioco a quella di nuova generazione, senza costi aggiuntivi per chi già disponeva del titolo in versione digitale o su disco. Similmente anche su PlayStation 5 accade qualcosa di simile, permettendo agli utenti di proseguire l’avventura sulle console di nuova generazione, senza sacrificare i loro progressi accumulati sugli hardware precedenti. Abbiamo già sperticato lodi nei confronti degli Upgrade con quanto applicati con questo criterio, dato che garantiscono una continuità impareggiabile rispetto alle precedenti generazioni di console, con il pregio di essere spesso anche dei semplici aggiornamenti gratuiti. Crash Bandicoot 4 era già un titolo molto bello da vedere, non solo da giocare, sulle vecchie console, ma grazie all’upgrade di nuova generazione abbiamo un sostanzioso miglioramento che non va ad intaccare solo la risoluzione e il framerate (adesso 4K e 60 fotogrammi al secondo), ma coinvolge anche altri aspetti grafici come le ombre, la qualità delle texture e i caricamenti ridotti praticamente all’osso. I 60 fotogrammi al secondo sono inevitabilmente l’aspetto più importante di questo aggiornamento next gen, dato che in videogiochi di questo genere la fluidità non è importante, è proprio essenziale ai fini dell’esperienza. Con il doppio dei fotogrammi adesso abbiamo un sistema di controllo ancora più preciso e nonostante le morti siano sempre abbastanza incalcolabili, il platforming tridimensionale guadagna ancora più spessore rispetto al passato. E proprio parlando di morti, uno dei grandi pregi è l’ottimo sfruttamento dei tempi ridotti dell’SSD, che tra una morte e l’altra vedono l’assenza di un qualsiasi tipo di caricamento andando a beneficio del giocatore che non dovrà più patire i tempi di attesa: tutto adesso è immediato, fluido, reattivo e ancora più bello da vedere grazie all’incremento di una risoluzione che aggiunge ulteriore profondità. Da non sottovalutare anche la presenza dell’immancabile apporto dell’HDR, il quale rende i colori ancora più brillanti e l’immagine più nitida. Come già scritto nella nostra vecchia recensione, Crash Bandicoot 4: It’s About Time è (quasi) tutto ciò che speravamo un nuovo capitolo canon della saga fosse. Dichiaratamente ostico da padroneggiare e votato ad un’alta rigiocabilità dei numerosi livelli, il titolo sviluppato da Toys for Bob è un platform coloratissimo e sfidante, pieno zeppo di cristalli, gemme e maschere da recuperare nelle diverse modalità di gioco. Certo non tutti i livelli sono ispiratissimi e ci si poteva aspettare qualche cosa di più per quanto riguarda le boss fight, ma per il resto ci siamo: quel che resta a fine esperienza è il ricordo di un’avventura calda e scanzonata, costruita su comprimari mai così protagonisti e accompagnata da un comparto tecnico degno di nota. Assolutamente da provare!
Xbox One
Nov 10, 2021
Ninja Gaiden: Master Collection8
Nov 10, 2021
La Ninja Gaiden: Master Collection propone al prezzo budget ben tre giochi imperdibili per gli appassionati, nella speranza che questa raccolta possa fungere da antipasto ad un quarto capitolo da lungo tempo atteso e molto richiesto dai fan. Il lavoro svolto su questa riedizione è tutto sommato apprezzabile e permette di rivivere (o vivere per la prima volta) una trilogia che nel panorama dei moderni action andrebbe giocata da ogni appassionato del genere che si rispetti. Ci sarebbe piaciuta una maggiore attenzione verso il terzo episodio, sicuramente quello più “recente”, ma anche quello più “problematico” della trilogia. Se ovviamente avete già i tre giochi originali su Xbox 360 e Xbox Classic, vi consigliamo di passare tranquillamente oltre, o magari di recuperarla su Nintendo Switch per gustare l’ebrezza di viverla in portabilità. La particolarità di questa collection, curata da Team Ninja, è quella di riproporre l’intera trilogia nelle sue interazioni migliori, quindi ognuno di essi include tutti i DLC o le novità introdotte nelle precedenti riedizioni, dando così vita ad un pacchetto completo che trova ragione di esistere soprattutto su una piattaforma come Nintendo Switch, PC e PlayStation 4/PlayStation 5 che non possono riprodurli in retrocompatibilità. Su Xbox One e Series X il discorso infatti è un po’ diverso: i tre giochi sono disponibili nel catalogo della retrocompatibilità come titoli Xbox 360 e Xbox Classic, di conseguenza l’appeal della collection sugli utenti della console Microsoft è meno impattante. Noi comunque abbiamo analizzato proprio la versione Xbox One, giocata rigorosamente in retrocompatibilità su Xbox Series X (non esiste una versione nativa al momento) e siamo pronti a dirvi la nostra. Bastano pochi minuti, dopo l’avvio e la schermata iniziale per rendersi immediatamente conto che il lavoro più importante svolto su questa remaster è stato quello di svecchiare dal punto di vista grafico Ninja Gaiden Sigma e Ninja Gaiden Sigma 2. Non parliamo infatti di un semplice upscaling, ma di un rimaneggiamento più sostanzioso che ha visto l’implementazione di una maggior quantità di effetti a schermo, a cui si aggiunge un framerate granitico a 60 fotogrammi al secondo. Giocando la collection su Series X si aggiunge inoltre un valore ulteriore rappresentato dalla risoluzione a 4k, cosa che permette di godere maggiormente anche delle texture sui modelli poligonali, decisamente più puliti rispetto al passato. Operazioni di questo genere però non possono fare a meno di stonare con la natura stessa di questi progetti concepiti su hardware datati, con scenari ricchi ma non troppo dettagliati e quindi ancora più piatti a causa della risoluzione maggiore, che mette a nudo i limiti del design. Ninja Gaiden Sigma 2, che rappresenta indubbiamente il capitolo più apprezzato dai fan, adesso brilla veramente tanto visivamente e lo si nota molto nelle cutscene in cui si evidenzia un dettaglio maggiore sui **** e l’effettistica. Ci saremmo aspettati uno sforzo in più per quanto riguarda Razor’s Edge, riproposto in maniera abbastanza canonica e senza troppe ottimizzazioni. Essenzialmente sul terzo capitolo il team si è speso molto meno, limitandosi a stabilizzare i 60 fotogrammi e potenziare la risoluzione. Razor’s Edge inoltre è stato spogliato dalla parentesi online, ma restano attive tutte le sfide secondarie con relativi **** giocabili.
Xbox One
Nov 10, 2021
Song of Horror8
Nov 10, 2021
Song of Horror è un’avventura episodica horror prodotta dallo studio spagnolo Protocol Games: si tratta di una prima opera per i ragazzi del team, fortemente ispirata dai più grandi autori del terrore come H.P. Lovecraft e Edgar Allan Poe. Il modello di distribuzione cavalca l’onda della somministrazione per episodi, una metodologia resa standard di produzione da titoli come Life is Strange o Hitman (IO Interactive). Su console il gioco è stato rilasciato in un’unica soluzione, mentre su PC ha seguito il ritmo di rilascio di episodi che da un lato ha fatto storcere il naso per il lungo lasso di tempo tra una puntata e l’altra, dall’alto ha rappresentato un escamotage narrativo che ha permesso di concludere ogni singolo episodio con un cliffhanger, andando così a rinforzare la tesi dell’orrore e la tematica dell’investigazione, del mistero. Gli eventi che guidano l’intera storia di Song of Horror rientrano nei classici thriller psicologici del genere. Il **** con cui avremo a che fare sin dalle prime battute è Daniel Noyer, un uomo dal passato travagliato e costellato da problemi di alcolismo. La stessa dipendenza lo porta a separarri dalla moglie, e da lì troverà lavoro come curatore editoriale per una nota casa editrice di romanzi. Proprio attorno alla casa editrice si muovono i primi passi di quello che sarà un complesso caso di sparizioni. Sebastian Husher, celebre scrittore che collabora con la casa editrice di Noyer, è improvvisamente scomparso senza lasciare alcuna traccia dietro di sé. Daniel verrà mandato presso la dimora dello scrittore per far chiarezza sulla sua scomparsa. L’espediente narrativo è un escamotage per immergere il giocatore all’interno di un’atmosfera fortemente ispirata ad Alone in the Dark di cui sembra, effettivamente, una buona emulazione. La casa di Husher è immersa nell’oscurità più totale e l’assenza di luce scandisce il ritmo di una narrazione che diventa poco a poco sempre più cupa, macabra e sospesa su un sottilissimo filo pronto a spezzarsi in qualsiasi momento. Il nemico è dei più tembili, caratterizzato da un’AI così avanzata da riuscire a reagire alle nostre azioni e al nostro stile di gioco: La Presenza, questo il suo nome, ci darà del filo da torcere nel vario districarsi di vicende e **** (per un totale di quattro giocabili). Chiunque faccia ingresso nella dimora di Husher sembra non essere più in grado di tornare, compreso lo stesso Daniel… sta al giocatore scoprire il vero motivo di queste sparizioni e cercare di comprendere la natura delle oscure forze che permeano quelle stesse mura. Il gameplay di Song of Horror ricalca perfettamente la classica avventura horror (con elementi da thriller psicologico) con puzzle ed enigmi da risolvere, configurandosi come uno dei giochi rompicapo meglio riusciti degli utlimi anni. La visuale è in terza persona con una camera fissa che si sposta in base ai nostri movimenti, ricalcando un po’ l’onda della visuale alla Resident Evil (i primi), e permettendo così diverse scelte stilistiche e di regia. L’improvviso movimento della camera può difatti nascondere numerosi elementi horror, generando il classico effetto jumpscare (qui ben riuscito e mai ridondante) che rende il ritmo di narrazione sempre coeso e lineare, ben movimentato ma non eccessivamente ansiogeno da causare abitudine. I rompicapo presenti nel titolo sono indubbiamente il perno del gioco, sicuramente ben bilanciati e con un livello di sfida davvero apprezzabile. Analizzare gli oggetti sarà essenziale per poterne venire a capo, spesso dovendoli combinare con altri presenti nel nostro inventario per riuscire ad avanzare. Le varie sequenze di gameplay saranno accompagnate dalla Presenza, che tenterà in ogni modo di dissuaderci dal continuare le nostre ricerche. Sul versante azione il titolo non presenta un vero e proprio sistema di combattimento, ma piuttosto delle meccaniche da poter utilizzare per avere salva la vita. Quando La Presenza deciderà di attaccarci potremmo infatti nasconderci o vincere una prova di forza, per esempio spingendola il più possibile dietro una porta. Le prove di forza vengono presentate come dei minigiochi in cui premere i giusti pulsanti (con il giusto ritmo) è l’unico modo di potersi salvare. Dal punto di vista della realizzazione tecnica, Song of Horror non brilla certo per innovazione estetica: i modelli di **** in 3D sono piuttosto blandi. Alcuni sono più curati d’altri, indicando una preferenza che di certo non ha giovato all’intero titolo. Le animazioni sono, invece, sempre scadenti e piuttosto macchinose. L’ambiente sembra molto più curato dei ****, una scelta da parte degli sviluppatori un po’ troppo azzardata, ma comunque comprensibile.
Xbox One
Nov 10, 2021
Scarlet Nexus8
Nov 10, 2021
In Scarlet Nexus l’umanità ha raggiunto il livello successivo, riuscendo a controllare e manipolare (attraverso un ormone celebrale sconosciuto) poteri psionici: gli abitanti della gigantesca metropoli in cui si svolge l’avventura, New Himuka, possono collegare pensieri, informazioni ed eventi attraverso un’immensa rete neurale. Antagonisti per eccellenza a questo nuovo equilibrio sono gli Estranei, creature aliene che cercano di divorare cervelli umani per azzerare il vantaggio che quest’ultimi sono riusciti ad ottenere. Il loro scopo è, dunque, sterminare il genere umano e con esso la possibilità di utilizzare il potere comunicativo di cui sopra. Per tale motivazione, il governo di New Himuka istituisce la FSE (Forza di Soppressione Estranei), una squadra di soldati perfettamente addestrati e dotati di poteri psionici che vanno oltre la mera comunicazione neurale. La FSE è l’unica forza in grado di contrapporsi al potere disarmante degli Estranei, ed è proprio su questo sfondo che si staglia la storia dei due protagonisti. Parliamo di Kasane Randall e Yuito Sumeragi. Di indole fortemente volitiva, i due hanno diverse motivazioni per unirsi ai ranghi della FSE. Kasane è l’ultima erede di un clan di guerrieri dai poteri incredibili, mentre Yuito è di famiglia nobile. Il giocatore può scegliere se giocare nei panni di uno o dell’altra, ed è qui che la vera forza di Scarlet Nexus esce fuori. La scelta del **** è importante, ed entrambi apporteranno un’esperienza unica ed irripetibile: sebbene ad un certo punto le vicende si intrecceranno, giocarle prima nei panni di Kasane e poi in quelli di Yuito arricchirà notevolmente l’esperienza di gioco. Non parliamo solo di cutscene inedite o dialoghi alternativi, ma di vere e proprie sezioni di gioco in momenti separati che, giocate assieme, apporteranno un vero sentore di completezza per chi intraprende l’avventura di Scarlet Nexus. Si tratta di un ottimo lavoro da parte del team di sviluppo che oltra restituire un senso di autenticità a ciascun **** carica anche di importanza il loro vissuto, oltre ad aumentare di molto la longevità di una campagna che può essere completata in meno di 30 ore. All’avventura si aggiungeranno anche altri **** che non solo contribuiranno a creare un’atmosfera di gioco ancor più lieta, ma che contribuiranno concretamente all’avanzare della missione principale poiché tramite un sistema di cui parleremo a breve potranno restituire ai due protagonisti poteri speciali ed estremamente interessanti. Il gameplay nasconde un livello sommerso costruito ad hoc sui legami con i **** che incontreremo durante la nostra avventura. Come anticipato prima, la sinergia con i propri compagni di squadra arricchirà costantemente il gameplay ed in generale le meccaniche del combattimento. Sulla scia di Persona 5, infatti, sarà possibile coltivare i legami con i propri compagni di squadra, solitamente scambiando messaggi con loro o giocando scene per lo più narrative (evento legame). Il party è gestito attraverso il SAS e questo permetterà ai protagonisti di prendere in prestito abilità peculiari di ciascun membro, andando difatti ad incentivare un gameplay imprevedibile e mai banale. La crescita dei protagonisti si basa su un classico skill tree, un albero delle abilità qui conosciuto come Mappa Neurale dove potremmo gestire al meglio i nuovi poteri, classificandoli in base all’utilizzo ed in base agli avversari che ci troveremo di fronte. Sia Yuito che Kasane possiedono l’abilità di psicocinesi, ma le applicazioni che ne fanno in combattimento sono piuttosto diverse (come lo stile di combattimento, uno basato sulla distanza e l’altro decisamente ravvicinato). Per lo più il giocatore potrà far lievitare oggetti e scagliarli contro gli avversari indebolendoli e dando loro il colpo di grazia, soprattutto utilizzando la barra PSI che renderà più letali certi attacchi. Questa potrà essere ricaricata attaccando gli Estranei con attacchi semplici. In sintesi: Scarlet Nexus è un titolo consigliatissimo per gli amanti degli JRPG action, caratterizzato da uno stile fortemente ispirato ed un gameplay frenetico e divertente. Presenta qualche difetto sul versante tecnico, ma restituisce complessivamente sensazioni più che positive: Scarlet Nexus alza l’asticella del genere, restituendo al giocatore un’esperienza unica ed irripetibile.
Xbox One
Nov 10, 2021
Samurai Warriors 57
Nov 10, 2021
Fin dal suo annuncio Samurai Warriors 5 ha attirato l’attenzione dei fan storici della serie Koei Tecmo e Omega Force. Il motivo è presto detto: l’intento del team di sviluppo era quello di realizzare un progetto a metà strada tra il sequel e il reboot, complice l’ultimo disastroso Dynasty Warriors 9. L’idea che abbiamo avuto fin dall’inizio suggeriva la volontà di fare qualche passo indietro, ma in una serie che ha sempre fatto fatica a rinnovarsi, questo rilancio di Samurai Warriors 5 come avrà stravolto le dinamiche a cui siamo abituati? Molto semplice, non lo ha fatto. Samurai Warriors 5 si può effettivamente definire un reboot, ma non tanto nelle sue meccaniche, estremamente fedeli alla serie originale, quanto nella sua direzione artistica e narrativa. La storia infatti ci porta in un periodo Sengoku alternativo nel quale seguiamo le gesta di un giovane e ambizioso Nobunaga Oda, impegnato in una campagna per la conquista del Giappone. Rispetto ai capitoli precedenti la storia ci porta decisamente indietro nel tempo, presentando un roster di **** più giovani, ma decisamente più affascinanti e stravaganti grazie all’inedito comparto artistico in cel-shading ispirato alle pitture giapponesi. Stilisticamente infatti Samurai Rarriors 5 è senza ombra di dubbio l’episodio migliore dell’intero franchise, spogliato finalmente da quell’alone di realismo che spesso appiattiva ulteriormente un comparto grafico povero- Qui Omega Force adopera la scelta più intelligente, poiché puntare sul cel shading aiuta a mascherare i limiti di un motore grafico che non ha mai brillato più di tanto. Samurai Warriors 5 è quindi un reboot a metà, dato che la base resta sempre la solita: mappe grosse e centinai di nemici a schermo da eliminare alternando combo leggere e pesanti. Forse per pigrizia, o semplicemente per questioni commerciali, Omega Force non riesce a svecchiare un gameplay dal design ancorato ai primi anni 2000, limitandosi a proporre nuovamente quello che in fin dei conti è un lungo e ripetitivo action a scorrimento dove a farla da padrone è un contatore con il numero di nemici eliminati sul campo di battaglia. Non mancano comunque alcune novità di contorno, come la presenza di un ricco albero di abilità passive per ciascuno dei **** presenti nel roster, vagamento ispirato alla sferografia di Final Fantasy X (ma non aspettative qualcosa di complesso). Come detto nel paragrafo iniziale, il punto di forza maggiore di questo nuovo Samurai Warriors 5 è la sua componente artistica che impreziosisce ogni **** del gioco, con una carica ovviamente più fantasy nei design tradizionali a cui la serie ci aveva abituato, ma una svolta forse necessaria per rendere un po’ più accattivante visivamente la produzione.
Xbox One
Nov 10, 2021
Hades9
Nov 10, 2021
Hades, l’indie sviluppato da Supergiant Games che ha conquistato il cuore del pubblico e della critica al suo debutto su Nintendo Switch e PC, è finalmente arrivato anche sulle console casalinghe e oggi siamo qui per parlarvi della versione Xbox Series X. La critica **** aveva già premiato in lungo e in largo l’incredibile fuga dall’Ade di Zagreus, definito addirittura uno dei migliori titoli del 2020. I motivi di questa spettacolare esplosione di amore per l’indie di Supergiant è dovuta a numerosi fattori, sia ludici che artistici: si parte da una struttura dungeon crawler ispirata al genere dei rogue lite, con una progressione ciclica che spinge il giocatore a ripetere costantemente i vari schemi di gioco crescendo a livello strategico e migliorando le caratteristiche del **** per superare tutti i piani del Tartaro; questa struttura appagante e divertente del gameplay viene poi affiancata da un lavoro certosino svolto anche nella direzione artistica e musicale della produzione, affinata da un comparto narrativo pungente e ironico che reinterpreta in salsa pop la mitologia greca. Zagreus è il figlio del Signore degli Inferi, Ade, e il suo obiettivo è quello di fuggire dal Tartaro e unirsi alle altre divinità, le quali si riveleranno gli alleati più fedeli del nostro protagonista, pronti a prestare le loro abilità per garantirgli una facilitazione nella sua fuga dai vari piani del Tartaro. Scappare tuttavia non sarà facile e ogni qualvolta il protagonista perirà sotto i colpi di uno dei quattro boss o dei vari mostri in giro per i dungeon, il giocatore dovrà nuovamente ripartire da capo il suo viaggio, pur mantenendo i progressi acquisiti nelle partite precedenti. Lo sviluppatore però è riuscito a valorizzare tantissimo anche la cornice di questa avventura, dando ampio spazio alla narrativa e la scrittura dei vari comprimari che accompagneranno o intralceranno la fuga di Zagreus. Il tutto condito da quest secondarie da completare e collezionabili da sbloccare con cu abbellire le varie stanze. Ludicamente parlando Hades è un prodotto incredibile, ricco, sfaccettato e potenzialmente infinito, capace di rivaleggiare con alcune delle più grandi produzioni sul mercato. La versione Xbox Series X di Hades da noi provata è semplicemente pazzesca, merito del supporto ai 4K e i 60 fotogrammi al secondo. Tutti i valori produttivi di alto livello che avevamo già apprezzato su Nintendo Switch qui rispendono maggiormente, a partire dalla palette dei colori ancora più brillante grazie all’HDR e una fluidità dei fotogrammi ineccepibile, che non lascia mai spazio a qualche singhiozzo. Ma Hades non risplende solo su Xbox Series X e PlayStation 5, ma riesce a dire la sua anche sulle console di vecchia generazione, tagliando la risoluzione a 1080p, ma mantenendo i 60 fotogrammi su PlayStation 4 e Xbox One. Il lavoro di ottimizzazione svolto dallo sviluppatore non lascia spazio ad incertezze tecniche, peccato invece per l’assenza di un sistema di trasferimento dei salvataggi tra le varie piattaforme, che avrebbe contribuito a valorizzare il pacchetto complessivo. Da segnalare inoltre che Hades è disponibile anche sul servizio in abbonamento Xbox Game Pass, una vera gemma preziosa a disposizione degli abbonati fin dal day one sulle console della famiglia Xbox. E c’è da dire che la natura ciclica della produzione, proprio come altri rogue lite e rogue like, ben si sposa con l’offerta del servizio Microsoft, sempre più goloso per chi cerca esperienze di questo tipo da alternare ai classici tripla A.
Xbox Series X
Nov 10, 2021
Tales of Arise9
Nov 10, 2021
Dopo cinque anni dall’uscita di Tales of Berseria (e circa due dall’uscita di Tales of Vesperia Definitive Edition) e con oltre sedici capitoli rilasciati in un’onorevole carriera di ben venticinque anni, la celeberrima saga “Tales Of” torna a farsi sentire con un nuovo e stravolgente capitolo: Tales Of Arise è il messia che i tanti appassionati stavano aspettando. Un titolo che è stato capace di conquistare sia il mercato orientale che quello occidentale, offrendo una formula svecchiata, rinnovata, intuitiva e mozzafiato. Le arretratezze tecniche dei suoi predecessori fanno spazio ad uno stile più pulito, energico ed ispirato, e soprattutto ad un team molto più coeso che ha permesso di coadiuvare il tutto in un prodotto di tutto rispetto. Siamo probabilmente di fronte al capitolo meglio riuscito dei team Bandai, un punto di svolta necessario per rompere una tradizione segnata da continue riproduzioni di un genere, quello jrpg action, che non ha avuto il riscatto che meritava. Menzione d’onore al titolo è sicuramente l’enorme numero di attività presenti nella mappa. Sarà possibile dedicarsi alla pesca in modo tale da esplorare la cucina, ma ciò che rappresenta un punto di svolta per la saga è sicuramente la possibilità di saltare. L’esplorazione prende così un’altra piega, spostandosi su piani non solo orizzontali ma anche verticali, con la possibilità di esplorare luoghi altrimenti inaccessibili, offrendo al giocatore anche una leggera nota platform che in certi punti non dispiace per staccare dalla monotonia dell’avventura. Sarà possibile, inoltre, scovare tutti i gufi presenti sulla mappa per ottenere simpatici accessori da indossare a piacimento. Ed anche in questo Tales of Arise sorprende il giocatore più affezionato. Sarà infatti possibile applicare skin alle armi ed ai vestiti, cambiando difatti l’aspetto generale del ****. Con l’acquisto di edizioni particolari sarà possibile indossare abiti studenteschi, abiti da samurai, o interessanti abiti pensati in crossover con Code Vein. La cura degli sviluppatori è possibile evincerla anche in queste piccole trovate estetiche, sicuramente non essenziali ma certamente ben gradite. La realizzazione tecnica di Tales of Arise è sicuramente il punto nevralgico dell’intera produzione, nonché quello più importante poiché segna un netto distacco dallo stile poco ispirato dei suoi predecessori. Con il sapiente utilizzo dell’Unreal Engine 4, finalmente un Tales Of offre un comparto grafico non solo più affascinante, ma anche al passo con i moderni jrpg più famosi. La tridimensionalità dell’esplorazione, l’abbandono del cel shading a favore di una cura estetica più performante e matura, l’abbandono di uno stile “chibi” decisamente di stampo nipponico e il conseguente avvicinamento alla cultura occidentale rendono Tales of Arise un titolo godibile pressoché da ogni utente appassionato. L’Atmosferic Shader utilizzato dagli sviluppatori ha permesso la realizzazione di numerosi paesaggi enormemente diversificati tra loro. Alle fiamme e al fuoco della prima area si sostituiscono i ghiacciai ed il gelo artico della seconda, e così via in un’esplorazione mai scontata, mai banale, e ricca di punti carichi di pathos e di forte emozione per il giocatore. Vi ritroverete catapultati su enormi burroni, rapiti dall’immensità scenografica del paesaggio: ecco in cosa Tales of Arise nasconde la sua forza più grande, quella di emozionare i giocatori come si fa dinnanzi un quadro. Sicuramente una formula vincente. I colori, i dettagli, la ricchezza del mobilio e di ogni singola pianta: tutti gli ambienti del titolo sono stati curati con profonda attenzione. Spesso in titoli del genere vi è il pericolo di trovare cloni della mappa con delle semplici e diverse texture, un riciclo continuo di mappe di gioco per facilitare la realizzazione del titolo stesso. Tale meccanica in Tales of Arise è stata accantonata in virtù di una cura senza precedenti, un manifesto d’amore del team di sviluppo ai giocatori. I modelli poligonali dei **** (sia giocanti che non) di Tales of Arise nascondono i sapienti concept art dell’autore di Vesperia, Berseria e Zestiria: parliamo di Minoru Iwamoto, maestro di altissimo livello. Ricchi di ombre e di fluidità espressive, i modelli sono sicuramente tra i migliori di tutta la saga.
PlayStation 4
Nov 10, 2021
Merek's Market6
Nov 10, 2021
Big Village Games, casa di sviluppo attiva da oltre quarant’anni che conta all’attivo solo due dipendenti, ha rilasciato un titolo che gli amanti dei casual game apprezzeranno in ogni sua piccola sfaccettatura. Merek’s Market si presenta al giocatore senza troppe pretese, inserendosi dunque nel filone dei titoli da gustarsi senza impegno, nel tempo libero; un’ottima pausa tra un titolo impegnativo e l’altro. La prima impressione che si avrà pad alla mano è sicuramente l’incredibile somiglianza ad Overcooked, di cui in effetti condivide il ritmo di gameplay e la telecamera, ed in generale il gusto prettamente stilistico. Verremo catapultati (con il classico escamotage del in medias res) all’interno di un negozio medievale gestito dal protagonista, ovvero Merek. Faremo la conoscenza di diversi **** comprimari, cui unico scopo sarà quello di dare spessore narrativo ad un titolo che, tuttavia, non richiede chissà quale grande lore per poter essere gustato fino in fondo. Le meccaniche di gameplay vengono spiegate man mano, attraverso l’aiuto di diversi **** (prima fra questi Tess), elemento che abbiamo fortemente apprezzato poiché sarà possibile acquisire man mano le diverse tipologie di compito che dovremo soddisfare. Il gioco, infatti, presenta una stratificazione notevole, e spazia da giochi di memoria, a giochi di trattativa a dinamiche espressamente ispirate al crafting: Merek’s Market, nonostante la sua semplicità, dimostra di essere poliedrico e sicuramente geniale in molti punti. Il ritmo di gioco sarà decisamente frenetico. Così come in Overcooked, sarà possibile scattare agilmente da un lato all’altro della bottega per servire più clienti contemporaneamente. La difficoltà sta non solo nell’imparare le ricette, ma anche nell’avere il giusto tempismo nella gestione dei clienti stessi, in modo tale da non suscitare le ire di nessuno. L’obiettivo è, come in ogni gestionale che si rispetti, fare più cassa possibile ottenendo nuove ricette e nuovi prodotti. Tramite il ricettario posto nell’angolo destro dello schermo sarà inoltre possibile ripassare gli ingredienti per realizzare i più disparati oggetti, ulteriore elemento che sottolinea quanto la difficoltà del titolo non sia da attribuire al crafting ma alla velocità di esecuzione che sancirà la buona riuscita o meno dell’intera giornata. Svolgendo un buon lavoro sarà possibile ottenere moltiplicatori che non faranno altro che accrescere i nostri risparmi, che potremmo successivamente reinvestire acquistando sia oggetti estetici che interessanti feature on-game. I vari livelli saranno suddivisi in base al giorno del mese. Con l’avanzare del tempo (e dunque col trascorrere dei mesi) le meccaniche di gameplay cambieranno drasticamente. Per fare un esempio più concreto, il mese di Gennaio sarà destinato interamente all’apprendimento delle meccaniche di base. Da Febbraio in poi, invece, cominceremo a ricevere commissioni sempre più importanti e complesse, e successivamente con l’introduzione di nuovi minigiochi dovremmo finire il lavoro nel minor tempo possibile (e con la massima accuratezza). La ripetitività delle meccaniche regna indiscussa: il profilo di videogiocatore al quale si rivolge Merek’s Market è infatti quello più squisitamente casual, che non teme la noia derivante dalla ripetizione continua e compulsiva della stessa meccanica. La ripetitività, dunque, non dev’essere solo intesa come un difetto, ma come una caratteristica di carattere che contraddistingue Merek’s Market da un qualsiasi altro titolo dello stesso genere. Le modalità di gioco sono due: la modalità storia, dunque da svolgere in single player, e quella in cooperativa da svolgere in locale (sempre ricalcando la scia di Overcooked). Con l’avanzare della campagna principale avremmo la possibilità di ingrandire sempre più il nostro negozio e dunque di ricevere più persone contemporaneamente: tuttavia questo passaggio è graduale e permette sicuramente al giocatore di adattarsi senza troppi sforzi. Dal punto di vista della realizzazione tecnica, il gioco offre una grafica piuttosto spartana ma al contempo sgargiante. Vi è un sapiente utilizzo di colori che permette di contestualizzare il titolo sicuramente non come una produzione di alto livello, ma comunque in modo tale da soddisfare la maggior parte del pubblico. La colonna sonora, sebbene non troppo diversificata è ricca, rimanda sensazioni positive: allegra, veloce, ben amalgamata al ritmo complessivo di gioco.
Xbox One
Nov 10, 2021
Double Pug Switch7
Nov 10, 2021
Negli ultimi anni si è sempre fatta più importante e specializzata la produzione di titoli platform. Lo abbiamo visto con Cuphead, Celeste, Super Meat Boy: la lista sarebbe immensa ed al contempo riduttiva. Ciò che rende celebri questi titoli è l’accessibilità, la semplicità, il divertimento assicurato. Double Pug Switch si inserisce in questo panorama promettente: si tratta di un titolo che può essenzialmente essere considerato come un endless runner a scorrimento orizzontale, ricco di tutti quegli elementi che hanno reso i titoli platform uno dei generi più apprezzati al mondo, da sempre. Prodotto dalle case di sviluppo aPriori Digital e The Polygon Loft, racconta le vicende di un carlino di nome Otis. Quest’ultimo è abituato a trascorrere le sue giornate in compagnia della sua padrona, conosciuta genericamente come Professor, e del gatto Whiskers, portatore di disavventure per il povero cagnolino. Un giorno infatti, annoiato come sempre, decide di distruggere due fiale contenenti fluido di portale, generando in seguito alla rottura un portale spazio temporale in cui entrambi gli animali finiscono intrappolati, per sempre: il misfatto ha non solo creato una realtà alternativa, ma bensì due. Da qui il nome del titolo, palese riferimento ad un alter ego di Otis intrappolato in un’altra dimensione, un escamotage narrativo (apprezzatissimo e geniale) che spiega la meccanica principale del gameplay: Otis potrà fare “a cambio” (dunque switchare) tra la sua versione conosciuta e quella nella seconda dimensione spazio temporale, in modo da superare sapientemente trappole ed ostacoli. L’intero mondo di gioco è disseminato di trappole mortali come seghe elettriche, spuntoni, nemici volanti. Tutto il titolo è caratterizzato da un dinamismo e una velocità che intratterranno il giocatore sin dai primi minuti di gioco, nel pieno rispetto della tradizione dei platform ma anche guardando all’innovazione. L’intero gameplay ruota attorno al saltare con il tasto X e switchare Otis con il tasto O (nella versione PlayStation): il salto ed il cambio di dimensione, dunque, sono il fulcro su cui ruotano le meccaniche di gioco. Ciò che rende la fruizione del titolo ancora più profonda ed imponente è il fatto che, dopo la prima morte, il gioco ci sbloccherà un Achievement/Trofeo con sopra riportato “la prima di una lunga serie“, ed è qui che viene presentata un’altra grande caratteristica del gioco: l’aumento esponenziale della difficoltà riscontrabile dopo appena i primi livelli di gioco (quelli necessari a spiegare le basi). Sebbene le premesse di Double Pug Switch possano essere quelle di un gioco realizzato per passare il tempo, dimostra prontamente di essere impegnativo. Più volte ci capiterà di ripartire dal checkpoint più vicino (per fortuna questi saranno posizionati strategicamente), e riprovare fino allo sfinimento: per fortuna i tempi di caricamento saranno praticamente istantanei, ciò contribuisce a non ridurre il ritmo della partita che è parte integrante del carattere della produzione. I colori vengono utilizzati in modo sapiente, con uno stile grafico piuttosto accattivante e realizzato per spiccare sugli elementi in primo piano e mantenere viva l’attenzione del giocatore. I mondi giocabili sono, in totale, cinque, e sono tutti ricchi di texture e pattern molto gradevoli e mai accecanti: lo stesso si può dire della colonna sonora, diversificata e molto ritmica, sebbene per certi aspetti ridondante o fastidiosa (soprattutto quando si ricomincerà dal checkpoint in seguito al game over, potrebbero esserci loop sonori). Dal punto di vista della rigiocabilità, Double Pug Switch non offre un vero e proprio NewGame+, tuttavia si presenta come ricco di elementi di customizzazione che faranno contenti i giocatori più esigenti. In ogni livello, infatti, saranno presenti monete e collezionabili che potranno essere utilizzati per acquistare una varietà di cappelli molto diversificata con cui personalizzare Otis.
PlayStation 4
Nov 10, 2021
Seed of Life (2021)6
Nov 10, 2021
Seed of Life è uno di quei titoli di cui è molto difficile parlare. Certamente non ha alle spalle un team riccamente finanziato (come succede con i più famosi Tripla A), ma sicuramente non ha nulla da invidiare a certe altre produzioni realizzate con budget superiori e spesso e volentieri con idee piuttosto riciclate e ridondanti. Il titolo, sviluppato dallo studio indipendente MadLight Studio localizzato a Barcellona, è pubblicato dall’italianissimo Leonardo Interactive (che ha in cantiere anche il prequel di Daymare 1998 sviluppato da Invader Studios, ovvero Daymare 1994: Sandcastle). Sulla scia nostalgica dei classici giochi rompicampo, Seed of Life offre attraverso un’avventura dinamica in terza persona un mondo alla deriva e quasi disintegrato dal caos e da un’invasione aliena che ne minaccia la completa estinzione. La storia non è sicuramente delle più brillanti ed originali, soprattutto a causa di una recitazione non troppo ispirata e spesso e volentieri forzata ed innaturale. Alcuni difetti nella programmazione non rendono fruibile l’opera, chiaramente un prodotto acerbo che tuttavia nasconde anche delle perle di inestimabile valore. Seed of Life è un titolo che basa il gameplay interamente sulla presenza di rompicapi ed enigmi ambientali. Il mondo di gioco, tuttavia, rappresenta alcune caratteristiche di un open world, con enormi possibilità (sempre nei limiti imposti dal genere principale) di girovagare per la mappa. Questo, in realtà, rappresenta uno dei più grandi difetti della produzione, poiché la realizzazione della mappa è piuttosto confusionaria e il giocatore spesso si ritroverà smarrito e dubbioso sulla possibilità o meno di percorrere un’area che si rivelerà essere poi, difatti, inaccessibile. Un mondo esplorabile di dimensioni più contenute, dunque, avrebbe secondo noi elevato la qualità del titolo. Il livello di dettaglio della natura e delle costruzioni che troveremo sul nostro cammino sarà sorprendente. Sebbene ci si trovi dinnanzi un titolo “indie”, l’immersione tecnica degli ambienti non ha davvero nulla da invidiare a produzioni ben più blasonate. Il tutto, però, viene spesso rovinato da continui glitch inerenti il movimento del **** su schermo: compenetrazioni poligonali, scatti improvvisi, repentini cali di framerate, ed azioni (come quella del salto) per niente calibrate. Gli enigmi sono piuttosto semplificati, restituendo un livello di sfida non troppo convincente: dopo le prime ore di gioco si capirà il meccanismo dietro ognuno di questi. Alcuni bug (come per esempio quello di apertura delle porte magiche) ci costringeranno a tornare al più vicino checkpoint per ricaricarci del Lumium e così riprovare, e solo per via di una cattiva gestione del codice. Si tratta di errori grossolani che vanno irreparabilmente a cozzare col ritmo di gioco e con lo stile tanto curato e delineato della grafica, restituendo un’esperienza deficitaria e un po’ deludente. La componente platforming, presente soprattutto nel passaggio da un’area all’altra, è un’aggiunta forse troppo frettolosa resa inutilizzabile dalla pessima gestione della telecamera. Anche il fattore tempo va a decostruire le buone intenzioni del titolo, poiché sarà presente per alcuni rompicapi rendendo difatti ansiogena e poco lucida la risoluzione degli stessi. In sintesi, gli sviluppatori si sarebbero dovuto focalizzare di più sulla componente rompicapo lasciando ad altri tipologie di gioco l’esplorazione e il platforming. L’unione di più stili è in questi casi un punto di debolezza piuttosto che un punto di forza. Un vero peccato, date le premesse. La realizzazione più squisitamente estetica del titolo è forse il suo più grande vanto e, per estensione, pregio. Gli ambienti, curati nel minimo dettaglio, fanno solo da sfondo ad un sapientissimo utilizzo di luci e colori. Gli scenari, sempre piuttosto diversificati e resi unici da eventi in-game, cattureranno spesso l’occhio del giocatore. Apprezzabile l’intento di doppiare interamente (o quasi) le scene del gioco, sebbene spesso e volentieri il voice actor di Cora utilizzi un tono piuttosto neutro, quasi robotico, che difficilmente riuscirà a rimandare emozioni forti come quelle che vivrà in tutto il viaggio. La narrazione scorrerà però fluida, spesso accompagnata da alcune musiche figlie di una colonna sonora poco ispirata, ma per nulla trascurata. Da un lato si evincono chiaramente gli intenti e l’impegno degli sviluppatori nel voler ricreare un titolo dall’atmosfera post apocalittica, ma dall’altro si denota comunque una trascuratezza sicuramente frutto della natura stessa del titolo che comunque resta godibile per gli appassionati del genere.
PC
Nov 10, 2021
Hell Architect6
Nov 10, 2021
Hell Architect è un videogioco gestionale sviluppato da uno studio indipendente polacco. Parliamo dei ragazzi di Woodland Games, che assieme alla distribuzione dell’italianissima Leonardo Interactive (vi lasciamo qui la nostra recensione di Seed of Life) ha ripensato l’inferno in chiave estremamente fantasiosa ed al contempo cruenta. Il gioco vuole comunicarci questa scelta stilistica già dalla palette cromatica del menu principale; sfumature di rosso, di nero, di grigio, il tutto volto a ricreare un’atmosfera cupa ma al contempo irriverente. Si tratta di un tentativo (a nostro parere ben riuscito) di rovesciare drasticamente la concezione quasi sacra dell’oltretomba e di darle uno spiccato risvolto umoristico. Prima di entrare nel dettaglio della notizia, vi ricordiamo che potete ricevere in anteprima e con puntualità tutte le nostre News iscrivendovi al Canale Telegram, il nostro canale tematico. Il nostro ruolo sarà quello di essere i personalissimi architetti del re degli Inferi (o Lucifero che dir si voglia), che ci commissionerà una vera e propria rivoluzione della sua dimora. Dovremmo occuparci infatti di creare nuovi luoghi, realizzare nuove torture, organizzare meglio gli spazi creando dunque un sistema più performante e più accogliente. Il gioco mostra, sin dall’inizio, il suo tallone d’Achille nonché difetto più grande: la poca chiarezza nell’esplicitare contenuti ed obiettivi. Sarà molto complesso districarsi nel menu, poiché verranno presentate diverse modalità di gioco (senza tuttavia indicazioni precise) prive di descrizione alcuna. Inizialmente, il nostro compito sarà quello di apprendere le meccaniche base attraverso il superamento di ben tre tutorial. Troveremo quello base, dove verranno illustrati i comandi più semplici; quello intermedio in cui impareremo ad effettuare upgrade sulle singole costruzioni ed infine quello avanzato che relega tutto il resto delle meccaniche ad una lunghissima spiegazione. Il mondo di gioco è, per sua stessa natura, pullulante di anime di dannati ma soprattutto di **** comprimari molto ben caratterizzati come Ben, una specie di responsabile che delegherà spesso e volentieri i lavori più tedianti al nostro giovane ed inesperto architetto. A schermo vi saranno diversi elementi che ci aiuteranno nelle ore di gioco. Da un lato abbiamo i peccatori, persone condannate a scontare l’eternità negli Inferi, che utilizzeremo come tuttofare. Poco sopra avremo una serie di caratteristiche di cui dovremmo tener conto durante la nostra partita, come per esempio il livello di sofferenza (aumentabile attraverso torture o addirittura uccisioni) ma anche una lista molto accurata di materiali che potremmo ottenere facendo scavare i nostri peccatori. Ognuno di questi avrà dei parametri specifici, risultando magari più capaci nella costruzione che in altro, e starà al giocatore capire il modo migliore per sfruttarli, eventualmente anche uccidendoli per trarne punteggi più o meno alti. Infine, nella parte inferiore dello schermo, potremmo visualizzare tutti i menu di costruzione del gioco e poter così sfogliare immensi cataloghi di torture (ce ne sono di molteplici ed anche molto fantasiose). Hell Architect ha lo stesso spirito di un qualsiasi altro gestionale, dunque andranno presi in considerazione i classici due elementi da tenere perennemente in equilibrio: il rapporto tra le risorse e la popolazione. Starà a noi comprendere quanto chiedere ai nostri lavoratori, quando spingerli al limite e così via. Saremo anche di fronte a scelte molto complesse che potrebbero rendere difficoltoso il proseguire dell’avventura (o, al contrario, facilitarla enormemente): il tutto sta nel prendere il giusto ritmo e comprendere il funzionamento del gioco e le sue meccaniche. Il sistema di gestione in sé potrebbe risultare piuttosto complesso da padroneggiare, soprattutto per limitazioni tecniche quali una telecamera non troppo funzionante che spesso ci farà dannare. Per tutto il resto, e volendo anche offrire una sintesi più che adeguata, Hell Architect è un gestionale vecchio stampo che mette l’utente nei panni di un architetto, cui compito dovrà essere dunque quello di costruire, costruire ed ancora costruire. In quest’ottica, una volta compresi e padroneggiati i comandi il gioco non offrirà altri interessanti spunti soprattutto a causa dell’assenza di un vero e proprio endgame o di un comparto multiplayer per intrattenere i giocatori più esigenti o al passo con i tempi.
PC
Nov 10, 2021
Formula Retro Racing8
Nov 10, 2021
Formula Retro Racing è il titolo che tutti gli appassionati di Virtua Racing stavano aspettando, storica perla (1992) per SEGA attualmente presente per il download sull’eShop Nintendo (in una riedizione a 1080p, 60fps). Il titolo è sviluppato da Repixel8, un “micro studio” indie con base in UK, autore anche del picchiaduro Clash of the Metal in arrivo nel mese di Gennaio 2022. Formula Retro Racing rappresenta alla perfezione l’essenza di un arcade, e ciò è possibile ravvisarlo anche solo semplicemente nella facilità di avvio di gioco: subito ci verrà richiesto di scegliere il colore della macchina (non personalizzabile se non nell’aspetto) e di scegliere successivamente il circuito in cui competere. I controlli verranno forniti nella schermata di caricamento, quest’ultimi sono molto intuitivi: consigliamo l’utilizzo di un joypad. Sarà possibile scegliere tra cambio manuale (per un’esperienza più autentica) e cambio automatico (per un’esperienza puramente arcade). La campagna principale di stampo retro terrà occupato il giocatore per numerose ore: si otterrà un trofeo in seguito ad ogni vittoria in uno degli otto circuiti disponibili, il tutto replicabile ad un diverso livello di difficoltà. A proposito di ciò, la modalità più alta è spietata: sarà davvero complicato (soprattutto nei circuiti con mappe più complesse) riuscire ad arrivare primi con un buon tempo. Ci sentiamo di sconsigliarlo ai neofiti o ai casual gamer. La grafica molto semplificata, fatta di pochi poligoni dai colori sgargianti rende il titolo in sé molto fluido: su console girà stabilmente in 4k e 60fps (Xbox One X) o a 1080p e 60fps (Xbox One S). La fisica che gestisce gli schianti in gioco è molto curata e regala sicuramente soddisfazioni. In basso a destra potremmo visualizzare un indicatore di “danno”, una volta riempito la macchina si distruggerà e ci verrà data la possibilità di ripartire con il contatore azzerato, ma solo dopo aver perso preziosi secondi di vantaggio sugli altri giocatori. Sarà complesso, delle volte, evitare gli altri giocatori (soprattutto nelle curve più strette) e finiremo irreparabilmente con lo schiantarci contro quest’ultimi perdendo preziosissimi istanti. Le animazioni di “schianto” delle volte potrebbero sembrare esagerate, ma il tutto restituisce un sapore squisitamente arcade alla produzione che abbiamo decisamente apprezzato. Nella prima modalità di gioco, quella “classica”, avremo a disposizione otto circuiti a diversi livello di difficoltà in cui dovremmo competere con altri 19 partecipanti, passando attraverso checkpoint che estenderanno il nostro tempo limite. I giri per ogni gara saranno otto, una durata ottimale per mantenere alta la soglia d’attenzione del giocatore e farlo divertire senza annoiare. Nelle difficoltà più elevate si verrà tuttavia eliminati spesso poiché non si avrà il tempo materiale di arrivare al checkpoint più vicino, creando talvolta una forte sensazione di frustrazione: in questi casi, l’unica cosa da fare è ritentare la gara dall’inizio. Per quanto concerne l’aspetto puramente tecnico durante la gara, sarà possibile cambiare la visuale da “terza” a “prima” persona. Formula Retro Racing prevede anche una seconda modalità di gioco, una sorta di Sopravvivenza in cui si dovrà arrivare entro i primi dieci per non essere man mano eliminati dalla gara. Ad ogni giro la velocità dei nostri avversari aumenterà vertiginosamente, mettendoci in difficoltà e restituendo una sensazione adrenalinica senza eguali: in questo il gioco sa intrattenere e divertire. Dal punto di vista della direzione artistica, la colonna sonora del titolo presenta quelle note arcade che tutti gli appassionati del genere sapranno apprezzare. Molto ispirata, malinconica, e dal sapore autentico. Peccato per qualche bug che rende, delle volte, impossibile continuare se non resettando la partita. Tra questi ci sentiamo di menzionare il fatto che, dopo aver distrutto la macchina, il gioco ci metterà contromano rispetto la direzione di gara, facendoci perdere ulteriore (e prezioso) tempo per sistemare il veicolo e ripartire.
PC
Nov 10, 2021
Lost Judgment8
Nov 10, 2021
Lost Judgment è senza ombra di dubbio lo “Yakuza” più grosso mai realizzato da Ryu Ga Gotoku. Un sequel intenzionato a dimostrare come questa nuova IP sia capace di avere una propria identità pur facendo affidamento sulle molte qualità che hanno reso celebre la serie madre. Gli autori inoltre sfruttano questo episodio di “affermazione” per elaborare una delle storie più sfaccettate, cupe e profonde dell’intero franchise, appositamente per dare ulteriore spessore e autenticità alla figura del detective Yagami. Link: ****/2021/10/04/lost-judgment-recensione/
PlayStation 5
Nov 10, 2021
Fatal Frame: Maiden of Black Water7
Nov 10, 2021
Project Zero: Maiden of Black Water ritorna sulle attuali console con qualche novità al comparto tecnico, ma senza brillare particolarmente dal punto di vista delle novità, offrendo sul piatto quello che alla fine era già stato a suo tempo un discreto survival horror. Link: ****/2021/11/08/project-zero-maiden-of-black-water-recensione-xbox-series-x/
Wii U
Nov 10, 2021
Ghosts and Apples8
Nov 10, 2021
Sviluppato da Rough Cyber Humans e distribuito da 7 Raven Studios, Ghosts and Apples è il classico titolo da acquistare nel periodo di Halloween 2021, per la sua capacità di intrattenere, divertire e restituire sensazioni contrastanti: in questo il titolo riesce benissimo, forse proprio grazie allo stile che rimanda talvolta alla geniale matita di Cuphead, altre volte a capostipiti dell’animazione come Nightmare Before Christmas. Vestiremo i panni di Jack Redrum, un pupazzo dall’aspetto singolare, che verrà risucchiato in un mondo particolare: parliamo de “la casa dei Quadri Danzanti”, un luogo infestato da anime che col tempo impareremo a conoscere. Tra i **** più importanti da menzionare nota di merito va al mercante, che di tanto in tanto bloccherà il proseguire della nostra avventura poiché sarà quest’ultimo a venderci oggetti necessari (chiavi particolari) per poter continuare ad avanzare. Il mercante ci offrirà, in cambio di mele, la possibilità di ottenere “chiavi” per sbloccare gli altri livelli. Coprotagonista è però il pupazzo “donna” Shelley, una preziosissima alleata che ci aiuterà a collezionare punti preziosi da poter convertire in moneta di gioco da dare appunto come dazio al mercante: l’introduzione del secondo **** non è però di sola natura squisitamente narrativa, ma è un’aggiunta che va a cambiare drasticamente il gameplay difatti offrendo una modalità di gioco del tutto diversa. Il gameplay è molto semplice da comprendere ma al contempo rappresenta un livello di sfida per il giocatore a tratti insormontabile. Il concept su cui si basa l’intero svolgimento dei livelli è il seguente: nei panni di Jack dovremmo distribuire i fantasmini (che verranno automaticamente agganciati dal lazo del protagonista) su due cilindri posti ai lati dello schermo, in modo tale che questi formino almeno gruppi da tre per poter così esplodere. Tutto si basa sulla velocità e sui riflessi: spesso ci vedremo costretti ad imparare a memoria i pattern dei livelli per poterci così velocizzare ed ottenere la valutazione Perfect nelle varie stanze. Questo risulterà cruciale ed importantissimo, poiché sarà l’unico modo di ottenere mele gialle che, a differenza delle mele rosse, sono più rare e più succulente da offrire come dazio al mercante. I fantasmini potranno avere anche poteri particolari: per esempio sarà possibile utilizzare fantasmi bomba in modo tale da far esplodere interi cilindri; tale meccanica viene utilizzata soprattutto per sbarazzarsi dei fantasmi muro, fantasmi che non potranno essere fatti esplodere in altro modo. Nei momenti di forte stress, quando saranno presenti numerosi soggetti a schermo, tramite la pressione del tasto A sarà possibile decelerare il tempo per poter così avere una visione d’insieme e procedere nel migliore dei modi. Tale escamotage permetterà ai giocatori più lenti di avere una possibilità di superare il livello. Il livello di difficoltà verrà settato in automatico dal gioco, esso infatti ci verrà comunicato all’inizio di ogni partita. Ci sono livelli facili, altri difficili, altri ultra difficili: questi saranno i più ardui da superare. In totale, il titolo vanta 150 livelli, che però hanno un tasso di rigiocabilità piuttosto basso. Basti pensare al fatto che, una volta ottenuta la valutazione “perfect” non ci sarà più bisogno di ripetere il livello poiché non potremmo più ottenere altri bonus. All’interno del gioco sono presenti due sezioni: quella destinata ai trofei (adatta ai giocatori più competitivi), e quella dedicata alla votazione del drago, una sorta di NPC che segnerà il nostro record in gioco. Si tratta di gradevoli aggiunte, soprattutto per misurare il proprio livello di avanzamento all’interno del titolo stesso. Passando al secondo ****, ovvero Shelley, quest’ultima avrà una modalità di gioco differente, interamente incentrata sui riflessi. Catturando i fantasmini dovrà spedirli in uno dei quattro angoli dello schermo che si illuminerà per un attimo indicandoci la giusta direzione. Dovremmo dunque spedire, per esempio, il fantasmino blu in corrispondenza della luce blu. Questo gameplay diversificato spezza la monotonia del gioco, gli sviluppatori hanno svolto un lavoro eccezionale. Anche la modalità multiplayer è ricca di contenuti. Quest’ultima si svolge interamente in locale, ed è possibile personalizzarla in base ai gusti dei giocatori. Sfidare i propri amici risulterà dunque divertente e stimolante. Menzione d’onore all’accessibilità di questo titolo. Basandosi principalmente sui colori, gli sviluppatori hanno ben pensato a realizzare una modalità per daltonici, per rendere fruibile il titolo anche a quest’ultimi (in evidente difficoltà). Anche per chi non mastica esattamente l’inglese vi è una soluzione: il gioco è localizzato in inglese, francese, italiano, tedesco, spagnolo, portoghese, russo e giapponese.
Nintendo Switch